Alessandra Olivi


ACCURATE E VIOLENTE GEOMETRIE

ACCURATE E VIOLENTE GEOMETRIE

BIDIMENSIONALI E TRIDIMENSIONALI

TELE, PVC E SCULTURE IN ACCIAIO CHE SI TRASFORMANO IN GRANDI

INSTALLAZIONI. E CHE SFIDANO L’ARCHITETTURA


RICCARDO MURELLI,

IL RIGORE CHE SVELA L’ANIMA


Nascendo in una famiglia di architetti e artigiani, avvicinarsi ai progetti, ai disegni, al ferro e all’inchiostro diventa un passo naturale, dettato dalla curiosità o dalla più semplice abitudine.

Così è stato per Riccardo Murelli (1975, Roma) che, dopo gli inizi pittorici, si è confrontato con il tridimensionale, anche grazie al lavoro di assistente che ha svolto per la scultrice americana Beverly Pepper.

Sotto le influenze del Futurismo, Boccioni in particolare, del Costruttivismo Russo e del cromatismo di Dorazio, la ricerca artistica di Riccardo Murelli si è progressivamente allontanata dall’interesse per le giustapposizioni di colore per lasciar trasparire l’ossatura del disegno.

Da questa evoluzione, e dopo un costante affinamento del linguaggio, sono nati gli attuali lavori in acciaio fatti di linee forza e coppie di angoli, costretti in una cornice quadrangolare, che creano geometrie e spazi.

Oltre alle sculture, Riccardo porta avanti anche una ricerca pittorica attraverso le tele e i lavori composti di lamine di pvc sovrapposte. Altre declinazioni di un’unica poetica.

In due occasioni - “Architetture del Desiderio” presso il chiostro del Museo dell’Opera di Guido Calori a San Gemini nel 2007 e “Tensioni” presso l’Associazione Culturale TraleVolte a Roma nel 2008 – ha realizzato interventi site specific, trasformando archi e volte in contenitori per le sue linee spezzate. Uno stimolante passaggio di scala che ha costretto l’arte ad adattarsi all’architettura, a interagire con il contesto, con spazio, tempo e luce. E che rende possibile anche le sperimentazioni più ardite.

In un tipo di lavoro come il tuo, nel quale predominano la progettazione e lo studio di linee e spazi, che ruolo hanno l’istinto e l’improvvisazione?

Vivo la creazione di elementi angolati, geometrici, come un fare impulsivo: scatti visivi attraverso la sovrapposizione di linee ed angoli che creano un prelinguaggio. Sta di fatto che nella concretizzazione sia bidimensionale che tridimensionale la questione si tecnicizza perché subentrano elementi strutturali che non ammettono improvvisazione ma regole. C’è quindi un approccio complementare: istinto ed improvvisazione appartengono all’emozione creatrice, alla fase dello sketch, metodo e tecnica sono necessari in funzione dalla realizzazione.

Nei titoli dei tuoi lavori torna spesso il concetto di introspezione. L’opera è la metafora della condizione umana?

Trasparenze Introspettive e Strutture Introspettive sono due serie di lavori. La prima è bidimensionale, costituita da lamine di pvc stampate e sovrapposte; la seconda sono sculture tridimensionali di acciaio inox. In entrambe si ha una struttura composta da elementi semplici che vanno a creare un mosaico complicatissimo. Simile quindi ad una visione di struttura mentale Titcheneriana, ma è solo un caso o meglio, un’interessante corrispondenza. L’opera in questo caso può essere metafora di un vissuto umano, espressione, nel groviglio, di un desiderio di ordine ed armonia. Elementi difficilmente presenti nella vita quotidiana attuale.

Nel passaggio dal contenitore quadrangolare a quello circolare di archi e volte come credi sia cambiata la fruizione delle tue opere?

Negli ultimi due progetti site specific ho avuto l’opportunità di liberare la mia scultura dal suo abituale perimetro quadrangolare (che considero allegoria del limite umano) e di intervenire una prima volta entro archi alti 3,5 m e quest’anno in una volta a botte alta 7 m. Le tensioni degli elementi angolati hanno incontrato l’arco! La curvatura dell’arco di cerchio che tutte le ha raccolte e trattenute imponendo il proprio centro, invisibile e presente. Nel progetto “Tensioni” c’è anche l’esperienza del percorso: avvicinarsi, attraversare, sostare. La struttura con le sue ombre varia, protagonista è il soggetto, interagire diventa gioco.

Ultimamente ti stai orientando verso grandi interventi su edifici o spazi urbani, in linea con una tendenza internazionale che fa uscire l’arte dai contesti deputati. Non credi che perseguendo questa strada si arriverà al punto in cui le città intere si trasformeranno in centri d’arte o musei all’aperto?

Direi che questa nuova tendenza non è poi così rara da individuare nelle dinamiche urbanistiche passate, è solo una questione di comunicazione e visibilità… abbiamo città storiche e nuove dove le singole architetture sono opere d’arte. Così le piazze, le fontane, i campanili sono poli di riferimento. Il profilo urbano o lo sky line può essere vissuto con l’intensità ed il godimento di un prodotto artistico, guarda per esempio Venezia o Shanghai . Ben vengano musei a cielo aperto o spazi creativi ricchi di stimoli e suggerimenti per questi nostri occhi bisognosi di contrasti e novità. Che il museo deve rimanere luogo sacro dove poter apprezzare le opere è chiaro ma altrettanto giusto è diffondere il presente nelle sue più varie declinazioni di espressione.

Nel passaggio di scala dal micro al macro hai avuto delle sorprese? Hai incontrato difficoltà inaspettate o scoperto una facilità di adattamento dei tuoi lavori che prima non immaginavi?

La ricerca sul micro e il macro e la loro interazione è buona parte del mio lavoro. Ora inizio a divertirmi, avendo delle opportunità che mi permettono di passare dal piccolissimo formato al più grande in progetti temporalmente vicini. E’ interessante vedere come si somiglino, come abbiano la stessa forza e gli stessi iter strutturali, come un adulto e un bambino .. ma il controllo delle tensioni geometriche e le difficoltà di realizzazione sono maggiori.

Non credi ci siano sostanziali differenze tra vedere una scultura ed entrarci dentro o attraversarla?

Entrare può essere un movimento fisico od un passo mentale. La differenza sta nell’interazione. 

Parliamo di sogni. Qual è l’edificio o l’architettura che più di tutti vorresti contaminare con i tuoi interventi?

Bella domanda: posso fare un elenco? Attualmente la cosa più interessante che mi sta capitando è di includere e programmare un intervento scultoreo fin dall’inizio della progettazione dell’edificio. Quindi riuscire a trovare un dialogo nel contrasto fra scultura ed architettura che possa esaltare i rispettivi ruoli. Comunque potrei adattare delle mie sculture a ringhiere per Calatrava oppure a cancelli per Gehry …. Se proprio insistono!

Isabella Aquilanti

In occasione della mostra Architetture del Desiderio

Museo dell'Opera di Guido Calori | San Gemini 2007


-L’aspetto urbano, il paesaggio delle città, sono elementi che fanno parte del tuo immaginario ?

..Se non lo fossero avrei avuto la sfortuna di crescere in un contesto inesistente, nel nulla, un non-luogo. Al contrario ho avuto la fortuna di sviluppare la mia ottica in dei paesaggi che non solo hanno mantenuto la loro patina originaria ma che hanno subito gli adattamenti dati dalle necessità dei loro contemporanei…non parlerei di immaginario, quanto di esperienze visive e corporee. Il viaggiare, lo spostarsi su varie tipologie di tessuto urbano, osservare i territori o le urbanizzazioni dall’ alto o piuttosto i tagli prospettici dei volumi architettonici , hanno segnato in me un budget di immagini in evoluzione che si mescolano, andando a creare un archivio al quale, fra altri stimoli, attingo più o meno consciamente per produrre un pre-linguaggio filtrato che si concretizza nelle mie sculture; che sono anche ciò che rimane di un vedere, linee di direzione di realtà che si attraversano , che si fondono, e , perchè no, si dimenticano lasciando un semplice ricordo di una gradazione di un angolo, che giustapposto ad altri crea scatti di movimenti ormai statici che sovrapponendosi passano da uno stato bidimensionale ad una trasparenza prospettica che rende il tutto un po’ simile al ritmo del ricordo, di un vissuto…di un linguaggio che sembra comprensibile a tutti..

-In che modo definiresti il tuo approccio ad un progetto di questo tipo, lavorare in un borgo medievale come San Gemini in cui manca un dialogo con il contemporaneo? Cosa ti ha offerto ed in cosa ti ha limitato il luogo?

..ogni luogo è occasione per misurarsi. San Gemini ha una forte identità medioevale non alterata nella sua configurazione urbana di percorsi interni… ogni intervento/evento/esterno contemporaneo può costituire un momento di confronto fra temporalità ed utilità, fra necessità e invasioni; un suggerimento apolitico ma semplicemente culturale che si mescola alle abitudini del luogo nel contesto quotidiano. Per esempio la raccolta delle opere di Guido Calori a San Gemini è casualmente lì, ma nel tempo può apportare alla città un’inaspettata ondata di stimoli ed esaltazione nel contrasto tra opera e contesto…

-Che cosa ha comportato il dialogo tra il tuo lavoro e l’architettura preesistente?

…una grande occasione. Oggi un artista mira all’esposizione del proprio lavoro in contesti deputati e neutri dove l’opera può essere valutata nella sua purezza ideale; si rischia di ritrovarsi la freddezza di un prodotto contestualizzato ; il medium di un idea che magari ambiva ad avere una valenza culturale si ritrova senza riferimenti di un vissuto tangibile... Colgo con interesse le opportunità di sviluppare un colloquio fra epoche, esigenze e diversità espressive che nella complessità di una progettazione rispettosa portino ad un semplice confronto fra quello che era ed è; dipendenti , sperimentando location che alternandosi permettono alla mia mira di raffinarsi ed alla ricerca artistica di espandersi..

-In questa occasione è stata l’architettura, l’ambiente espositivo a determinare l’assetto ed il punto di vista o c’era anche l’intenzione di impadronirsi dello spazio reale?

Lo spazio esistente ( il chiostro) è stato volutamente rispettato/invaso. Limitando l’intervento ad un dialogo con gli elementi costitutivi in particolare con quattro delle quattordici arcate, ho voluto sperimentare il rapporto fra i due lati opposti costituiti ciascuno da quattro arcate, inserendo le sculture una su quattro e tre su quattro. Il risultato di questo raffronto prospettico andrebbe letto al mutare dell’irraggiamento solare, quando le ombre proiettate sulla parete costruiscono ed esaltano il dialogo spaziale tra gli elementi. Se un fascio di luce retro- illumina un corpo che si trova di fronte ad una parete, si avrà la sagoma del corpo; a differenza di uno specchio non avremmo i dettagli, ma un perimetro senza dettagli… che so, ascoltare Rino Gaetano piuttosto che Keith Jarret..

-La realizzazione materiale dell’opera, la qualità dei materiali, in questo caso hai usato l’acciaio cor-ten , sono elementi importanti nel tuo lavoro o lo è solo l’aspetto visivo?

Il progetto per il Museo Calori, inizialmente, prevedeva l’impiego dell’acciaio inox.

Osservando le caratteristiche dei materiali presenti ( pietra e cotto antico) abbiamo ritenuto opportuno con il curatore Michele Benucci scegliere un materiale come il cor-ten che, per le sue peculiarità di mutare con l’ambiente esterno ed i suoi agenti metereologici, ha con il contesto un impatto più tonale e sincretico. Da qualche anno per le mie opere di scultura impiego esclusivamente metalli ed in particolare l’acciaio inox. Una materia pulita che risponde bene alle mie necessità strutturali e di saldatura delle lastre, ma anche all’aspetto esterno delle superfici che vengono trattate con diversi metodi di sabbiatura. Il ferro e l’acciaio cor-ten creano una patina di ruggine molto interessante, quasi pittorica, che mi affascina, soprattutto il mutare dell’opera col passare del tempo e delle intemperie. Direi che possiamo dividere i metalli che utilizzo per la potenzialità di mutare o di rimanere statici, a secondo se l’opera è pensata per l’interno o per l’esterno.. insomma i metalli possono soddisfare le mie esigenze tecniche quanto quelle estetiche, uno mi riallaccia all’ esperienza pittoricha e l’altro ha un plus-valore di canone estetico perennemente formale…

-Si potrebbe parlare di “installazione” in questo senso?

Si. Un impatto forzato tra la tensione geometrica dell’opera che l’arco ha accolto, raccolto e potenziato.

-Rispetto ai tuoi lavori precedenti in cosa si distanzia il lavoro site-specific per San Gemini? E’ cambiato il tuo approccio alla scultura?

Misurarmi in un contesto architettonico storicizzato: un chiostro ed in particolare nella configurazione geometrica dell’ arco a tutto sesto, ha momentaneamente “ liberato” la mia scultura dal suo abituale perimetro quadrangolare, allegoria del limite umano. “ Architetture del Desiderio “ è stata una sfida, un esperimento, in un contesto che non è un limite ma un’ architettura utile che soddisfa il bisogno di protezione. L’arco ha abbracciato le mie strutture, imprigionandole ed enfatizzandone le tensioni. Tutto ciò mi ha creato una nuova apertura mentale e visiva nel prendere in esame la linea curva che implica il dialogo con il suo centro. Al centro ancora non avevo pensato, preso da angoli e linee di direzione/tensione, forse è un occasione di cui la mia vita aveva bisogno, o forse un elemento geometrico la cui importanza mi era sfuggita, vivendo la geometria come elemento impulsivo. Focalizzo sul significante e procedo nella decostruzione, riconoscendo il fatto di parlare di un’ovvietà, un lusso.